SWISS GRC DAY 2026: comprendere l’incertezza, decidere meglio

24 Maggio 2026 6 min di lettura
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SWISS GRC DAY 2026: comprendere l’incertezza, decidere meglio

Il SWISS GRC DAY 2026 è stato ufficialmente inaugurato da Besfort Kuqi, fondatore e CEO di Swiss GRC AG. Nel suo discorso di apertura, ha ringraziato il team di Swiss GRC per l’organizzazione dell’evento e ha riconosciuto i partner che ne hanno contribuito al successo: i Silver Partner Swiss Infosec, SecurityScorecard, SNV e CRIF, il Knowledge Partner RiskNET, l’Academic Partner Lucerne University of Applied Sciences and Arts (HSLU) e i Media Partner Computerworld, GRC Report e StrategicRISK.

Kuqi ha sottolineato l’importanza della condivisione delle conoscenze e della collaborazione in un momento in cui le organizzazioni devono affrontare una crescente incertezza geopolitica, esigenze normative sempre più stringenti, minacce informatiche e trasformazioni tecnologiche.

Besfort Kuqi
Besfort Kuqi
Fondatore e CEO, Swiss GRC AG

Eventi come SWISS GRC DAY offrono l’occasione di scambiare idee, metterle alla prova e sviluppare nuovi approcci per gestire l’incertezza e costruire resilienza.


Dalla quarantena al risk management moderno

La conferenza è stata condotta da Nikolai Tsenov, Head Solutions & Innovation di Swiss GRC. Ha aperto l’evento con una prospettiva storica sulle origini della gestione del rischio.

Nikolai Tsenov
Nikolai Tsenov
Head Solutions & Innovation, Swiss GRC AG

Durante le epidemie di peste del Medioevo, le navi in arrivo erano tenute isolate per quaranta giorni prima di poter scaricare le merci. Il termine quarantena deriva appunto dalla parola italiana quaranta. I principi di fondo restano notevolmente coerenti anche oggi: identificare i rischi, strutturare i rischi, documentare i rischi.

Ciò che è cambiato è la natura della sfida. Le organizzazioni non soffrono più per la carenza di informazioni. Devono invece capire come trasformare enormi quantità di dati in decisioni migliori.


Quanto è rischioso il nostro mondo?

Questa domanda ha costituito il filo conduttore del keynote tenuto dal Prof. Dr. Werner Gleißner, CEO di FutureValue Group AG e professore di risk management presso la TU Dresden.

Prof. Dr. Werner Gleissner
Prof. Dr. Werner Gleißner
CEO, FutureValue Group AG | Professore di Risk Management, TU Dresden

La gestione del rischio non deve limitarsi all’identificazione dei rischi. Le organizzazioni devono comprendere in che modo l’incertezza influisce sulla strategia, sulla pianificazione e sul valore aziendale. Approcci moderni come l’aggregazione del rischio, l’analisi degli scenari e la valutazione quantitativa del rischio offrono un supporto importante per raggiungere questo obiettivo.

Basandosi su ricerche attuali e studi internazionali, Gleißner ha dimostrato che la percezione pubblica differisce spesso in modo significativo dall’effettiva esposizione al rischio. Mentre alcune minacce dominano i titoli dei giornali, molti rischi strategicamente rilevanti ricevono relativamente poca attenzione. L’instabilità geopolitica, l’incertezza macroeconomica e le potenziali crisi finanziarie continuano a rappresentare sfide rilevanti.

Ha inoltre sottolineato che, sebbene l’intelligenza artificiale sia destinata a supportare sempre più l’analisi del rischio, essa non può sostituire il giudizio umano. Modelli e algoritmi restano dipendenti dalla qualità delle ipotesi, dei dati e dell’interpretazione degli esperti.

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Quantificare il rischio per migliorare il processo decisionale

Florian Worm, responsabile Enterprise Risk Management presso HARTMANN GROUP, ha illustrato come i metodi quantitativi possano aiutare le organizzazioni a comprendere meglio l’incertezza.

Florian Worm
Florian Worm
Responsabile Enterprise Risk Management, HARTMANN GROUP

La quantificazione non elimina l’incertezza, né consente di prevedere il futuro. Essa offre tuttavia una maggiore trasparenza sui possibili esiti e sul loro potenziale impatto sugli obiettivi organizzativi.

In particolare nelle organizzazioni grandi e complesse, i rischi non possono essere valutati in modo isolato. Comprendere le interazioni e le dipendenze tra i rischi è essenziale per valutare l’esposizione complessiva e la resilienza. La presentazione ha evidenziato come gli approcci quantitativi supportino decisioni più informate rendendo l’incertezza più visibile e misurabile.


Andare oltre le liste dei rischi

Nella sua sessione dedicata a cigni neri, rinoceronti grigi e draghi verdi, Alexandra Burns, Partner e Head Risk & Regulatory Consulting presso PwC, ha esaminato la crescente complessità del panorama dei rischi attuale.

Alexandra Burns
Alexandra Burns
Partner e Head Risk and Regulatory Consulting, PwC

La resilienza non dipende solo dai meccanismi di controllo, ma anche dalla capacità dell’organizzazione di anticipare e adattarsi. Metodi come l’horizon scanning, il pensiero strategico prospettico e l’analisi degli scenari svolgono un ruolo fondamentale nell’individuare segnali debodi prima che diventino interruzioni rilevanti.

Ha sostenuto che le organizzazioni devono andare oltre i registri dei rischi statici e iniziare a concentrarsi su sviluppi interconnessi e modelli emergenti. Eventi geopolitici, innovazione tecnologica, cambiamenti normativi e incertezza economica si influenzano reciprocamente e creano contesti di rischio sempre più complessi.

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Perché la gestione del rischio è, in ultima analisi, una questione di cultura

Dopo la pausa networking, Michael Niedermann, Head Consulting di Swiss GRC, ha spostato l’attenzione dai sistemi e dai processi alle persone.

Michael Niedermann
Michael Niedermann
Head Consulting, Swiss GRC AG

La cultura del rischio non può essere implementata soltanto attraverso politiche. È plasmata dalla leadership, dalla fiducia e dalla volontà di discutere apertamente le questioni scomode.

Nonostante framework, politiche e tecnologie maturi, le organizzazioni continuano a subire fallimenti ed eventi imprevisti. La causa spesso non risiede nell’assenza di controlli, ma nel comportamento umano: bias di ottimismo, pressione alla conformità, pensiero di gruppo e mancanza di sicurezza psicologica influenzano tutti il modo in cui i rischi vengono percepiti e comunicati.

Un sondaggio dal vivo condotto durante la sessione ha evidenziato che molte organizzazioni continuano ad affrontare difficoltà nel promuovere una comunicazione aperta, la responsabilità della leadership e un’integrazione significativa della gestione del rischio nei processi decisionali.

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La scienza incontra la pratica

Una delle sessioni più coinvolgenti della giornata ha visto un dibattito tra il Prof. Dr. Stefan Hunziker della Scuola universitaria professionale di Lucerna e il Dr. Alexander Hilsbos di Insel Gruppe.

Prof. Dr. Stefan Hunziker e Dr. Alexander Hilsbos
Prof. Dr. Stefan Hunziker e Dr. Alexander Hilsbos
Scuola universitaria professionale di Lucerna (HSLU) e Insel Gruppe

Attingendo sia alla ricerca accademica sia all’esperienza pratica, hanno esaminato quali approcci alla gestione del rischio supportino realmente il processo decisionale e quali metodi possano invece creare soltanto un’illusione di controllo. Il valore della gestione del rischio non risiede nei report o nella documentazione, bensì nella sua capacità di migliorare le decisioni in condizioni di incertezza.

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Il lato umano dell’incertezza

La conferenza si è conclusa con un intervento ispiratore di Zoya Miari, fondatrice di Waves to Home. Attraverso esperienze personali e un racconto coinvolgente, ha portato una prospettiva umana in una giornata dedicata in gran parte alla governance, alla strategia e al rischio.

Zoya Miari
Zoya Miari
Fondatrice, Waves to Home

Il suo intervento ha ricordato che dietro ogni rischio, ogni crisi e ogni decisione ci sono persone reali, la cui vita è influenzata dall’incertezza. Fiducia, empatia e connessione umana restano elementi essenziali della resilienza, tanto all’interno delle organizzazioni quanto nella società nel suo insieme.


Elemento chiave da ricordare

Lo SWISS GRC DAY 2026 ha dimostrato che il risk management moderno va ben oltre la conformità e la documentazione.

Le organizzazioni che prospereranno in futuro non sono quelle che eliminano il rischio, bensì quelle che comprendono l’incertezza, riconoscono le interdipendenze, favoriscono il dialogo aperto e utilizzano le informazioni sul rischio per prendere decisioni migliori.

Perché la domanda ultima non è se i rischi esistano. La domanda è quanto siamo preparati ad affrontarli.

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Mercoledì 5 maggio 2027

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