Nell’economia interconnessa di oggi, la resilienza di un’organizzazione non è più definita solo dalla propria postura di sicurezza, ma dalla solidità del suo ecosistema esteso. Mentre la gestione del rischio cyber di terze parti (TPCRM) ha guadagnato slancio negli ultimi anni, è ancora in fase di evoluzione. Altri ambiti, invece, come la sicurezza fisica e la sicurezza della supply chain, hanno già costruito framework e prassi mature.
La domanda da porsi è: cosa può imparare la TPCRM da queste funzioni di sicurezza di terze parti già consolidate?
Guardare oltre il cyber: imparare dai modelli maturi
Le organizzazioni affrontano da tempo i rischi legati a terze parti nell’ambito fisico e della supply chain. Per gestirli, sono stati sviluppati interi standard e framework che integrano approcci basati sul rischio, schemi di certificazione e modelli di fiducia a livello settoriale.
Alcuni esempi includono:
- ISO 28000 – Uno standard incentrato sui sistemi di gestione della sicurezza per la supply chain. Definisce come identificare gli asset critici, valutare i rischi e costruire resilienza nelle reti logistiche.
- TAPA FSR (Transported Asset Protection Association – Facility Security Requirements) – Un framework ampiamente utilizzato nella logistica e nello stoccaggio per proteggere beni di alto valore, con una forte enfasi su controlli verificabili e certificazioni.
- CTPAT (Customs Trade Partnership Against Terrorism) – Un’iniziativa congiunta tra governo e imprese negli Stati Uniti che garantisce che importatori e partner della supply chain implementino rigorose prassi di sicurezza a tutela del commercio globale.
Questi framework hanno un elemento in comune: non si basano solo su questionari o autodichiarazioni. Integrano controlli standardizzati, meccanismi di verifica e reti di fiducia settoriali.
La cybersicurezza non deve reinventare la ruota
Troppo spesso, i programmi di gestione del rischio cyber di terze parti si basano pesantemente su fogli di calcolo, questionari lunghi e monitoraggi incoerenti. Rispetto alla sicurezza fisica, questo appare immaturo.
Traendo ispirazione da ISO 28000, TAPA FSR e CTPAT, possiamo identificare tre lezioni:
- Segmentazione basata sul rischio: non tutti i fornitori sono uguali. Così come il CTPAT differenzia i livelli di rischio nelle supply chain, la TPCRM dovrebbe definire livelli di garanzia differenziati: i fornitori ad alto rischio richiedono monitoraggio continuo e certificazione, quelli a basso rischio richiedono una supervisione più leggera.
- Convalida indipendente: i framework di sicurezza fisica si basano su audit accreditati e certificazioni. La cybersicurezza può seguire questo modello integrando standard di attestazione indipendenti (ad es. ISO 27001, ISAE 3000, SOC 2) e consorzi di settore che riducono la ridondanza tra le valutazioni.
- Reti di responsabilità condivisa: TAPA e CTPAT prosperano perché sono comunità di settore: i membri condividono informazioni e parametri di riferimento. La TPCRM cyber dovrebbe evolvere verso ecosistemi collaborativi simili (cfr. Swiss FS-CSC), dove le informazioni sui rischi vengono condivise, invece che ogni azienda reinventi la ruota.
Verso una visione integrata della sicurezza
La lezione è chiara: la gestione del rischio cyber di terze parti non dovrebbe essere un silo isolato. Dovrebbe essere considerata parte di un approccio più ampio di Enterprise Security Risk Management (ESRM), in cui sicurezza logica, fisica e delle persone convergono.
Se allineiamo la TPCRM cyber ai modelli consolidati della sicurezza fisica e della supply chain, possiamo accelerare la maturità, ridurre la ridondanza e, cosa più importante, costruire una fiducia reale lungo tutta la catena del valore.
Conclusione
I responsabili della cybersicurezza non devono ripartire da zero. Decenni di esperienza nella sicurezza fisica e della supply chain di terze parti hanno già dimostrato cosa funziona: segmentazione basata sul rischio, convalida indipendente e comunità di fiducia.
In qualità di CISO e consulenti del rischio, il nostro compito non è solo proteggere il perimetro digitale, ma integrare la resilienza cyber negli stessi framework di fiducia che già tutelano beni, persone e supply chain.
E voi, vedete ulteriori lezioni che la TPCRM può trarre da funzioni già consolidate?
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