L’ERM Report 2025, pubblicato dalla Lucerne University of Applied Sciences and Arts (HSLU) in collaborazione con la HAW Kiel, invia un messaggio chiaro ai consigli di amministrazione e ai vertici aziendali dell’area DACH: le crisi aziendali gravi sono molto più frequenti, e molto più interne, di quanto molti dirigenti ritengano. Lo studio analizza 669 società quotate in borsa dal 2018 al 2024 e rileva che quasi una su tre ha subito un crollo del prezzo azionario pari o superiore al 25% nell’arco di un solo mese. La ripresa è lenta e costosa: in media, le aziende colpite impiegano quasi due anni per tornare ai livelli precedenti alla crisi, restando significativamente indietro rispetto al mercato più ampio.
I fattori silenziosi: errori strategici e debolezze interne
L’aspetto più significativo che emerge dai dati è che la maggior parte delle crisi ha origine all’interno dell’organizzazione.
Il report attribuisce:
- il 41% delle crisi a errori strategici, tra cui indebitamento eccessivo, allocazione del capitale scorretta, eccessiva dipendenza da clienti chiave o valutazioni errate delle dinamiche di mercato.
- il 19% a carenze interne evitabili: ritardi nel reporting, lacune di governance, violazioni della conformità e cattiva gestione operativa.
Questi risultati smentiscono un’idea diffusa da tempo nel dibattito sul rischio aziendale, secondo cui le crisi sarebbero innescate principalmente da shock esterni imprevedibili. L’ERM Report 2025 mostra invece che le decisioni interne, e non il contesto macroeconomico, rappresentano la minaccia maggiore per la stabilità aziendale. Ancora più significativo è il fatto che circa un terzo delle aziende colpite subisce crisi ripetute, segno di vulnerabilità che restano irrisolte per anni.
Gli shock esterni rivelano le debolezze già esistenti
I rischi esterni, tensioni geopolitiche, inflazione, interruzioni delle catene di fornitura, volatilità dei mercati finanziari, hanno certamente il loro peso. Rappresentano circa il 40% degli eventi di crisi e sono particolarmente evidenti in periodi come il 2022, quando l’impennata dell’inflazione e la guerra in Ucraina hanno intensificato le pressioni su tutti i settori. Ma il report chiarisce un punto essenziale: gli shock esterni diventano catastrofici solo quando la resilienza interna è debole.
Il confronto settoriale lo illustra chiaramente. Le società tecnologiche sono risultate significativamente sovrarappresentate tra i cali gravi, mentre il settore industriale ha mostrato una notevole stabilità grazie a strutture diversificate, governance disciplinata e gestione dei progetti a lungo termine. Le aziende svizzere, nel complesso, hanno dimostrato una resilienza maggiore rispetto alle omologhe tedesche, sostenute da una composizione settoriale più stabile e da quadri di governance più solidi.
Un imperativo strategico: portare l’ERM oltre la conformità
Nel complesso, i risultati portano a una conclusione decisiva: l’enterprise risk management deve evolvere da attività guidata dalla conformità a strumento di leadership strategica.
Le organizzazioni più performanti utilizzano sempre più l’ERM per affinare l’allocazione del capitale, testare le ipotesi strategiche, comprendere le dipendenze dai clienti e prepararsi ai mutamenti geopolitici e macroeconomici. L’ERM diventa prezioso non quando documenta i rischi, ma quando influenza le decisioni.
Questa prospettiva strategica si riflette anche nel contributo ospite incluso nell’ERM Report 2025, firmato da Gentian Ajeti, Chief Customer & Commercial Officer e membro del consiglio di amministrazione di Swiss GRC, e Yahya Mohamed Mao, Chief Marketing Officer e membro del consiglio di amministrazione di Swiss GRC. Il loro saggio, «Strategic Value Creation Through Organizational Resilience», estende i risultati empirici del report alla pratica, sostenendo che la resilienza non debba essere considerata solo come protezione contro le fasi negative, ma come motore di competitività a lungo termine.
Ajeti e Mao sottolineano che le organizzazioni capaci di anticipare le turbolenze, adattarsi rapidamente e mantenere solide strutture di governance non si limitano a sopravvivere alle crisi: utilizzano l’incertezza per rafforzare la fiducia dei clienti, accelerare la chiarezza strategica e cogliere nuove opportunità. La loro prospettiva rafforza un tema centrale del report: la resilienza non è una postura difensiva, bensì una capacità strategica che condiziona le performance nel tempo.
Un appello ai consigli di amministrazione e ai vertici aziendali
L’ERM Report 2025 arriva in un momento in cui la volatilità è diventata la norma anziché l’eccezione. I suoi risultati esortano i vertici aziendali a rivedere convinzioni consolidate sul rischio. Le crisi raramente sono improvvise. Si sviluppano lentamente, negli angoli ciechi della strategia, della governance e della cultura aziendale.
Le organizzazioni che prospereranno in questo contesto saranno quelle che considerano l’ERM una disciplina orientata al futuro e la resilienza un investimento strategico. Come sottolineano congiuntamente il report e il contributo di Swiss GRC, la creazione di valore e la gestione del rischio non sono più discorsi separati. Sono una sola e medesima cosa.
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